Quando le sciocchezze fanno ressa

Puntualmente, in occasione dell’anniversario della spedizione garibaldina in Sicilia, dalle diverse aree del mondo neoborbonico sgorga l’impetuoso ruscello delle fandonie, più o meno diffamatorie, che ne punteggiano la narrazione «controstorica». Ad esempio, ricorrendo la data del 30 maggio, ci viene svelato quale sorte Garibaldi avrebbe riservato ai fondi depositati nelle casse del palermitano Banco regio al di là del Faro.

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Bronte, cronaca di un equivoco

Nei primi giorni dell’agosto 1860 il paese di Bronte, centro agricolo di poco meno di diecimila abitanti in provincia di Catania, fu sconvolto da una violentissima rivolta contadina, che divenne subito la più nota tra le jacqueries che attraversarono l’isola in quelle settimane. Non si trattò di un evento improvviso o isolato. L’origine della controversia che opponeva la comunità di Bronte ai possessori dei terreni demaniali risaliva addirittura a quattro secoli prima, quando lo «stato feudale di Bronte» apparteneva all’Ospedale Grande e Nuovo di Palermo. Il conflitto si era di molto inasprito dopo che Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, poi Ferdinando I delle Due Sicilie, aveva concesso il 10 ottobre 1799 l’intero «stato», elevandolo in pari tempo a «ducea» , all’ammiraglio inglese Horatio Nelson per ricompensarlo dell’aiuto prestatogli nella riconquista del regno napoletano dal quale era fuggito nel dicembre 1798 sotto l’incalzare delle truppe francesi, nonchè nell’eliminazione della classe dirigente della Repubblica partenopea, in testa l’ammiraglio Domenico Caracciolo.

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Storia e geografia del neosuddismo

Per commemorare degnamente l’anniversario della rivoluzione siciliana del 1860 il sito neosuddista «I nuovi Vespri», impegnatissimo nel divulgare la “vera storia” del Risorgimento italiano contro quella che tutti gli storici di tutto il mondo da centosessant’anni scrivono sulla base di fonti e documenti d’archivio, ci svela in un “articolo” pubblicato il 24 maggio, sulla base degli studi di un Giuseppe Scianò il cui curriculum scientifico confesso di ignorare, che nel 1860 in Sicilia agivano (tutte le citazioni tra virgolette sono testuali) «mercenari ungheresi pagati dagli Inglesi che, per conto di Garibaldi, scannavano siciliani e meridionali». E perché li pagavano gli inglesi questi avventurieri? Perché, sulla base delle sue profonde conoscenze di storia economica, ci informa l’autore del testo che «i piemontesi, che in quegli anni, al massimo, allevavano mucche, erano troppo pezzenti per permettersi di pagare i mercenari».

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Landi o del tradimento a credito

Accanto alle neobufale neoborboniche esiste anche una collezione di archeo-bufale ereditate dalla pubblicistica legittimista e clericale in lotta contro il Regno d’Italia ma che continuano ad essere allegramente spacciate per ogni dove. A questa categoria appartiene il notissimo «tradimento» del generale Francesco Landi che avrebbe consentito la vittoria garibaldina a Calatafimi.

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