Autore: Augusto Marinelli

Economia

Lo zolfo siciliano tra Napoli e Londra

La fascinazione esercitata sugli storici dalla «drôle de guerre» tra Regno delle Due Sicilie e governo britannico nella primavera 1840 causata dalla siciliana «questione degli zolfi» ha finito per focalizzarne l’attenzione quasi esclusivamente sugli aspetti politico-diplomatici e per indurli così a considerarla – e così fu descritta da parte della pubblicistica dell’epoca – solo come una manifestazione di politica coloniale esercitata dalla «perfida Albione», decisa ad accaparrarsi una preziosa materia prima, contro un piccolo regno orgogliosamente deciso a difendere la propria dignità.
Sono invece rimasti in ombra gli aspetti propriamente economici della questione, che raccontano una storia ben diversa.

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BufaleSocietà

La mafia dalla realtà al neosuddismo

Che “post hoc ergo propter hoc” sia una fallacia logica, lo si impara alla scuola media. Ma ciò che vale nel mondo reale non vale nel fantastico mondo neo-borbonico, neosuddista, neoqualcosa: e dunque, la parola “mafia” si diffonde dopo l’unità d’Italia grazie alla commedia di Giuseppe Rizzotto e Gaspare Mosca, I mafiusi di la Vicaria, 1862-1863 (nella quale peraltro compare solo l’aggettivo, ma non il sostantivo)? Ne consegue che la mafia l’hanno fatta nascere Garibaldi, Cavour, il nuovo Regno. Gli archivi restituiscono ovviamente una realtà diversa, come si vedrà subito: ma questo per i tifosi della “vera storia” conta poco.

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Economia

Nitti e i neosuddisti

Tra le vittime illustri della propaganda del neoborbonismo si conta anche Francesco Saverio Nitti, economista, presidente del Consiglio dei ministri del regno d’Italia, critico severo del malgoverno borbonico. Eppure Nitti è citato frequentemente quale testimone della veridicità delle panzane che qualche storico fai-da-te va spargendo per il web o altrove.

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1860

La Sicilia che ne invase due

Sui “social”, l’accademia storica del neoborbonismo, dilaga il tormentone dell’invasione nel 1860 del regno borbonico senza dichiarazione di guerra ad opera dei soliti piemontesi. Ignoriamo il mondo assurdo di chi scrive con la pretesa di essere preso sul serio “mi hanno occupato 160 anni fa” – e qui c’è solo da congratularsi per la longevità del soggetto – e stiamo sul terreno storico.
Va innanzi tutto premesso che la prassi di iniziare lo stato di guerra attraverso una dichiarazione era
tutt’altro che costante.

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Società

Dagli al Risorgimento!

L’anti-risorgimento da fenomeno di nicchia proprio di talune frange del fondamentalismo cattolico e del pensiero antimoderno conquista nuovi spazi e amplia la propria platea con il nascere tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta del XX secolo di movimenti politici localisti in alcune regioni dell’Italia settentrionale. Elemento costitutivo del loro progetto di radicamento è la proclamazione di una sorta di “purezza etnica” – si proclamano discendenti diretti e senza “mescolanze” di «liguri, veneti, celti e longobardi» (G. Oneto, I confini della Padania, «Quaderni padani», a, 2, n. 3, gennaio-febbraio 1996, p. 10) – compromessa dalla nascita di un unico stato-nazione che obbligava ad una forzata e innaturale fusione con altre culture. Il processo risorgimentale va di conseguenza avversato sia per averli inseriti in uno stato nazionale che ne compromette l’identità e nel quale rifiutano di riconoscersi, sia perché ha loro addossato il carico di un’Italia meridionale pigra, malavitosa e sfruttatrice, da mantenere con le tasse estorte da uno Stato centrale che vorrebbero destrutturare.

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EconomiaTrasporti

I treni fantasma di Nicola Zitara

Uno dei trofei sventolati dal mondo neoborbonico per rivendicare il maggior sviluppo industriale del regno di Ferdinando II rispetto agli altri stati preunitari è la “vendita” di locomotive e carrozze ferroviarie prodotte nello stabilimento di Pietrarsa al Regno di Sardegna. Si tratta in realtà di una menzogna costruita cinicamente ad arte da Nicola Zitara («L’Unità truffaldina», e-book consultabile in rete, p. 125, nota 59), e diffusa da un’abile propaganda sulla rete o attraverso testi redatti da dilettanti in cerca di notorietà.

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