Mazzini? In Borbonia era musulmano

Sapevate che Mazzini era un terrorista sanguinario, disposto a compiere qualunque crimine pur di raggiungere i suoi scopi, naturalmente ignobili? No? Bene, a informarvene provvide il buon Giacinto De Sivo, lo storico del regno borbonico talmente fazioso che perfino Francesco II, che pure lo aveva nominato nel maggio 1863 componente della “Commissione per la stampa” per diffondere la propaganda legittimista, fu costretto a prenderne le distanze.

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Gli inglesi offrirono Marsala a Garibaldi?

Le circostanze nelle quali avvenne lo sbarco dei Mille a Marsala l’11 maggio 1860 furono immediatamente oggetto di una violenta polemica circa il presunto ruolo determinante che vi avrebbero giocato due vascelli della flotta da guerra britannica, l’Argus e l’Intrepid, ormeggiati in rada, e che avrebbero – con modalità non meglio precisate – impedito alle navi dell’Armata di mare napoletana sopraggiunte di lì a poco, la corvetta Stromboli al comando di Guglielmo Acton ed il vapore Capri al comando di Marino Caracciolo, di bloccare, o almeno di contrastare efficacemente, lo sbarco stesso con il tiro dei loro cannoni.

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Come ti impelliccio i Mille

Nella propaganda neoborbonica torna di quando in quando la domanda: ma voi sapete chi erano nella «vera storia» i Mille? Ora, sui componenti la spedizione garibaldina furono espressi già dai contemporanei giudizi contrastanti da personaggi di vario orientamento politico, poiché sappiamo che, al di là delle rappresentazioni oleografiche dell’agiografia risorgimentale in azione negli anni immediatamente successivi all’unificazione, lo scontro tra diversi gruppi e culture fu, nella storia di quello che chiamiamo “Risorgimento”, assai aspro.

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La morte di Cavour? Meglio in “fiction”

Il 6 giugno 1861, intorno alle sette del mattino, moriva Camillo Benso, conte di Cavour, presidente del consiglio dei ministri dell’appena nato Regno d’Italia. Quella morte quasi repentina – i primi sintomi della malattia si erano manifestati il 2 giugno – addolorò e sbigottì gli amici e i sostenitori. I nemici e gli invidiosi trassero un respiro di sollievo: Vittorio Emanuele II accolse la notizia con un senso di liberazione, i clericali individuarono subito la vera causa della morte nella punizione divina. La «Civiltà Cattolica» parlò senza mezzi termini di «vendetta celeste», di «castigo di Dio» e di «avviso ai suoi complici»1. Le circostanze colpirono la fantasia popolare e il complottismo, inveterata malattia del corpo sociale, si mise in moto. La leggenda più eccitante fu diffusa da una sorta di romanzo d’appendice, un pamphlet anonimo diffuso nel 1872 (Cavour avvelenato da Napoleone III. Documenti storici di un ingrato, Domenico Cena, Torino) che mescolava sapientemente tutti gli ingredienti cari a un pubblico avido di sensazionalismi e di misteri.

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La seconda morte di Ippolito Nievo

Nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861, sulla rotta Palermo-Napoli, affonda il piroscafo “Ercole”: a bordo circa ottanta persone tra uomini d’equipaggio e passeggeri. Tra essi il poeta e romanziere Ippolito Nievo, che ricopriva l’incarico di vice-intendente dell’Esercito meridionale (l’Intendenza era l’ufficio che ne curava l’amministrazione), e gli altri addetti a quel compito. Del naufragio non vi furono superstiti e non si trovò allora né in seguito alcun relitto della nave.

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Fifa reale

La rivoluzione che nel 1820 lo aveva costretto suo malgrado a concedere la costituzione aveva talmente terrorizzato Ferdinando I delle Due Sicilie che il suo ritorno a Napoli da Lubiana, dove si era recato a chiedere l’intervento delle armi austriache per rimettere al loro posto i suoi insubordinati sudditi, avvenne con estrema cautela e in tempi molto dilatati, per consentirgli di giungere alla sua capitale dopo che ormai le imperiali truppe avessero provveduto a ristabilire definitivamente l’ordine.

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