Lo zolfo siciliano tra Napoli e Londra

La fascinazione esercitata sugli storici dalla «drôle de guerre» tra Regno delle Due Sicilie e governo britannico nella primavera 1840 causata dalla siciliana «questione degli zolfi» ha finito per focalizzarne l’attenzione quasi esclusivamente sugli aspetti politico-diplomatici e per indurli così a considerarla – come apparve alla pubblicistica dell’epoca – solo come una manifestazione di politica coloniale esercitata dalla «perfida Albione» contro un piccolo regno orgogliosamente deciso a difendere la propria dignità.

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Landi o del tradimento a credito

Accanto alle neobufale neoborboniche esiste anche una collezione di archeo-bufale ereditate dalla pubblicistica legittimista e clericale in lotta contro il Regno d’Italia ma che continuano ad essere allegramente spacciate per ogni dove. A questa categoria appartiene il notissimo «tradimento» del generale Francesco Landi che avrebbe consentito la vittoria garibaldina a Calatafimi.

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Carlo Alianello e le carceri scomparse

Nel quadro della «Borbonian Renaissance» che da alcune ben precise aree “culturali” – e uso il vocabolo in senso strettamente antropologico – si continua a promuovere, riaffiorano anche antiche polemiche mosse a suo tempo dagli apologeti del governo napoletano per ribattere alle accuse che gli venivano mosse.
Si è tornati a così a parlare, riprendendo l’antologia romanzata di scrittori legittimisti pubblicata da Carlo Alianello una cinquantina d’anni fa, delle famose lettere sull’amministrazione della giustizia nel regno borbonico e sulle carceri napoletane scritte nel 1851 da William Gladstone al politico conservatore Lord Aberdeen, sollevando dubbi sulle reali motivazioni e circostanze del soggiorno dell’uomo politico inglese a Napoli, e negando che la sua testimonianza sulle condizioni dei detenuti politici fosse fondata su un’esperienza diretta.

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I treni di Cavour

Per troppo tempo si è lasciato passare, fidando nella capacità critica dell’utente medio della «rete», il diffondersi di ricostruzioni fantasiose o addirittura false sulla storia italiana dell’Ottocento, col risultato di accreditare presso un’opinione pubblica disorientata l’impressione che si trattasse di testi validi e credibili e di conferire loro una patente di attendibilità.

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Il canonico Giovanni Penna, storico e religioso “evoluto”

Da una conferenza dell’arciprete di Pignataro Maggiore Don Salvatore Palumbo, pubblicata nel numero de Il Pino di novembre-dicembre 1971 per essere poi ripubblicata nel 1977, come saggio introduttivo alla ristampa delle pagine dell’opera del Penna riguardante Pignataro, apprendiamo che l’Autore dello Stato antico e moderno del Circondario di Pignataro di Capua e suo miglioramento, era nato a Pignataro il 20 ottobre del 1754.

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Le maggiori interpretazioni storiografiche della questione meridionale

Le interpretazioni del divario economico fra Nord e Sud, ossia sulla genesi della cosiddetta Questione meridionale, hanno provocato un intensissimo dibattito e sono sempre state diversificate al loro interno. Semplificando al massimo, si possono distinguere almeno tre grandi correnti, di cui la prima è ormai abbandonata nella storiografia, mentre invece la seconda e la terza, molto differenziate al loro interno in altre scuole e gruppi, sono ben vitali.

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