Sul Regno delle Due Sicilie “terza potenza industriale”

Poiché, malgrado le continue smentite, continua a essere diffusa da allocchi e furbastri, tra i pretesi “primati” borbonici, la fandonia assurda del Regno delle Due Sicilie “terza potenza industriale”, non si sa bene se dell’Europa o del mondo, come tale riconosciuta – non è ben chiaro con quale modalità – all’Esposizione Universale di Parigi del 1855, che talvolta diviene con un doppio errore 1856, spero che questa breve nota possa contribuire a fare la necessaria chiarezza.

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Il pensionato è mio…

La fantasia neborbonica non conosce confini, spazia senza soluzione di continuità dal campo scientifico a quello artistico, da quello economico a quello finanziario senza risparmiare il settore mutualistico e previdenziale. In un lunghissimo elenco di primati suddivisi per anno consultato in data 18 maggio 2020 nel sito del “Movimento neoborbonico” si legge infatti: «1818 prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi)». La notizia è falsa.

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Per fortuna che c’è Lombroso

Il neonato ma perfido Regno d’Italia ricorreva ai mezzi più subdoli per sterminare i soldati meridionali. Ce lo garantì,qualche anno fa Pino Aprile riprendendo una scoperta di Gigi Di Fiore, uno studio statistico sanitario sui «decessi nell’armata italiana» pubblicato nel 1864 nella «Rivista clinica di Bologna». Con la garanzia di due calibri del genere di Aprile e Di Fiore, a chi verrebbe mai l’ombra del dubbio sulla precisione di questi dati? E infatti sulla «Rivista clinica di Bologna» pubblicata nel 1864 quello studio non c’è.

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Lo zolfo siciliano tra Napoli e Londra

La fascinazione esercitata sugli storici dalla «drôle de guerre» tra Regno delle Due Sicilie e governo britannico nella primavera 1840 causata dalla siciliana «questione degli zolfi» ha finito per focalizzarne l’attenzione quasi esclusivamente sugli aspetti politico-diplomatici e per indurli così a considerarla – come apparve alla pubblicistica dell’epoca – solo come una manifestazione di politica coloniale esercitata dalla «perfida Albione» contro un piccolo regno orgogliosamente deciso a difendere la propria dignità.

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Landi o del tradimento a credito

Accanto alle neobufale neoborboniche esiste anche una collezione di archeo-bufale ereditate dalla pubblicistica legittimista e clericale in lotta contro il Regno d’Italia ma che continuano ad essere allegramente spacciate per ogni dove. A questa categoria appartiene il notissimo «tradimento» del generale Francesco Landi che avrebbe consentito la vittoria garibaldina a Calatafimi.

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Carlo Alianello e le carceri scomparse

Nel quadro della «Borbonian Renaissance» che da alcune ben precise aree “culturali” – e uso il vocabolo in senso strettamente antropologico – si continua a promuovere, riaffiorano anche antiche polemiche mosse a suo tempo dagli apologeti del governo napoletano per ribattere alle accuse che gli venivano mosse.
Si è tornati a così a parlare, riprendendo l’antologia romanzata di scrittori legittimisti pubblicata da Carlo Alianello una cinquantina d’anni fa, delle famose lettere sull’amministrazione della giustizia nel regno borbonico e sulle carceri napoletane scritte nel 1851 da William Gladstone al politico conservatore Lord Aberdeen, sollevando dubbi sulle reali motivazioni e circostanze del soggiorno dell’uomo politico inglese a Napoli, e negando che la sua testimonianza sulle condizioni dei detenuti politici fosse fondata su un’esperienza diretta.

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I treni di Cavour

Per troppo tempo si è lasciato passare, fidando nella capacità critica dell’utente medio della «rete», il diffondersi di ricostruzioni fantasiose o addirittura false sulla storia italiana dell’Ottocento, col risultato di accreditare presso un’opinione pubblica disorientata l’impressione che si trattasse di testi validi e credibili e di conferire loro una patente di attendibilità.

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