La «Guantanamo» dei Borbone

Alcuni anni fa suscitò grande scandalo la notizia, diffusa dalla barese «Gazzetta del Mezzogiorno», secondo la quale «il Nord voleva una “Guantanamo” per la gente del Sud» (le citazioni tra virgolette sono testuali). L’11 ottobre 2009 infatti la «Gazzetta», quotidiano nel quale aveva lavorato per anni Pino Aprile, informava i suoi lettori che «per battere il brigantaggio, i piemontesi volevano aprire una “Guantanamo” in cui deportare tutti i meridionali». Considerando che nelle regioni meridionali del neonato Regno d’Italia vivevano allora circa nove milioni di persone, doveva trattarsi di una «Guantanamo» decisamente estesa.

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Carlo Alianello e i fucilati inesistenti

Carlo Alianello rimane ancora oggi il pontefice massimo del neoborbonismo, il vero creatore delle più incredibili fandonie sul mitico regno delle Due Sicilie propalate a piene mani da nipotini zelanti. Fu Alianello a coniare la similitudine tra l’esercito del regno d’Italia e le rappresaglie naziste, a lodare la mitezza del carcere inflitto ai detenuti politici dal magnanimo Ferdinando II, a regalare alla signorina Penelope Smyth, probabile «avventuriera», lo zio Palmerston, a incontrare i fantasmi dei soldati dell’esercito borbonico al chiaro di luna, a magnificare l’evangelica misericordia del buon re Ferdinando.

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L’elmo di Scipio di Jacopo Lorenzini

Questo libro è il racconto corale dei sogni, delle illusioni, delle contraddizioni di coloro che parteciparono al Risorgimento indossando un’uniforme. Una storia culturale e politica della professione di ufficiale nell’Ottocento italiano, raccontata attraverso le vite di tre uomini eccezionali. Salvatore Pianell, Enrico Cosenz, Cesare Magnani Ricotti.

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Su Carlo Poerio, da Vienna

Ad osservare con grande preoccupazione la politica giudiziaria e l’attività repressiva del governo di Napoli non era soltanto il mondo politico liberale europeo: attento alle ripercussioni che potevano essere suscitate nell’opinione pubblica internazionale era anche un governo fortemente conservatore, e deciso sostenitore della monarchia borbonica, quale quello austriaco. In particolare le accuse e il processo contro il barone Carlo Poerio, del quale erano ben note le caratteristiche di moderazione politica e di probità intellettuale, sollecitava l’attenzione anche della stampa di Vienna, sede del governo che più era amico e sostenitore del regno borbonico. E i diplomatici napoletani ne erano fortemente indispettiti e cercavano di provocare provvedimenti restrittivi da parte delle autorità.

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Le vie del commercio nel Sud borbonico

La politica della lesina ostinatamente praticata da Ferdinando II ebbe conseguenze pesantemente negative sul processo di infrastrutturazione del suo regno che presentava in quel settore strategico vistose carenze. Se è largamente, e anche polemicamente, nota la scelta di limitare al massimo lo sviluppo della rete ferroviaria, minore attenzione viene comunemente riservata dalla pubblicistica corrente ai sistemi viari di comunicazione e, al di là della retorica apologetica dei tardi sostenitori della dinastia sull’uso delle presunte «autostrade del mare», perfino al sistema di porti che avrebbero dovuto rendere funzionali allo sviluppo economico dei territori del regno – che di quella politica erano le prime vittime –proprio quelle vie tanto magnificate dai futuri borboniani.

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L’economia siciliana a metà dell’Ottocento

Le precarie condizioni economiche in cui versavano i «domini al di là del Faro» del Regno delle Due Sicilie erano oggetto costante di analisi e di preoccupate proposte da parte di molti studiosi siciliani. Il catanese Alessio Scigliani, economista e statistico oltre che cultore di molte altre discipline scientifiche, scriveva nel 1837: «L’agricoltura presso di noi non può dirsi florida […] dovrebbe costituire la nostra più grande ricchezza e resta stazionaria per non dire retrograda» e lamentava l’abbandono in cui era tenuta la pubblica istruzione in Sicilia1. Né la situazione era ignota alle autorità di governo.

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