La seconda morte di Ippolito Nievo

Nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861, sulla rotta Palermo-Napoli, affonda il piroscafo “Ercole”: a bordo circa ottanta persone tra uomini d’equipaggio e passeggeri. Tra essi il poeta e romanziere Ippolito Nievo, che ricopriva l’incarico di vice-intendente dell’Esercito meridionale (l’Intendenza era l’ufficio che ne curava l’amministrazione), e gli altri addetti a quel compito. Del naufragio non vi furono superstiti e non si trovò allora né in seguito alcun relitto della nave.

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Quando Francesco II cestinò la Costituzione

li storici del “Grande brigantaggio” scatenato dal governo di Francesco II nel settembre 1860 nel tentativo di ripetere il successo ottenuto da Fabrizio Ruffo contro la Repubblica Partenopea hanno dato l’opportuno risalto agli aspetti propriamente “militari” delle istruzioni che Pietro Calà Ulloa, ministro di polizia nel governo Casella, emanò da Gaeta per la formazione di “colonne” di volontari tratte dalla classe contadina con un duplice obiettivo: 1. opporsi sia alle truppe garibaldine che a quelle sarde, che stavano sopraggiungendo proprio in quei giorni. 2. tentare di stroncare l’attività della “Guardia nazionale” controllata dai principali esponenti del movimento liberale, e che tanto aveva contribuito al disfacimento dell’amministrazione e delle articolazioni periferiche governative e alla travolgente avanzata dell’esercito meridionale1.

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Piaghe dell’Istruzione Pubblica napoletana

Napoli, agosto 1860. Francesco II sta di malavoglia tentando di riverniciare di liberalismo il suo trono col nominare un nuovo governo e concedere una costituzione, provvedimenti che serviranno solo a innescare un conflitto politico e sociale che sfocerà poi nel “Grande brigantaggio” post-unitario. Nelle botteghe dei librai compare intanto un libello anonimo – come accadeva spesso in quegli anni per sfuggire alla vigilanza poliziesca, ma scritto da Francesco Del Giudice, uno studioso di problemi pedagogici – che descrive le condizioni del pubblico insegnamento nel reame: titolo, «Piaghe dell’Istruzione Pubblica napoletana».

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Bronte, cronaca di un equivoco

Nei primi giorni dell’agosto 1860 il paese di Bronte, centro agricolo di poco meno di diecimila abitanti in provincia di Catania, fu sconvolto da una violentissima rivolta contadina, che divenne subito la più nota tra le jacqueries che attraversarono l’isola in quelle settimane. Non si trattò di un evento improvviso o isolato. L’origine della controversia che opponeva la comunità di Bronte ai possessori dei terreni demaniali risaliva addirittura a quattro secoli prima, quando lo «stato feudale di Bronte» apparteneva all’Ospedale Grande e Nuovo di Palermo. Il conflitto si era di molto inasprito dopo che Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, poi Ferdinando I delle Due Sicilie, aveva concesso il 10 ottobre 1799 l’intero «stato», elevandolo in pari tempo a «ducea» , all’ammiraglio inglese Horatio Nelson per ricompensarlo dell’aiuto prestatogli nella riconquista del regno napoletano dal quale era fuggito nel dicembre 1798 sotto l’incalzare delle truppe francesi, nonchè nell’eliminazione della classe dirigente della Repubblica partenopea, in testa l’ammiraglio Domenico Caracciolo.

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