Brigantaggio

Stupri ed estorsioni dei briganti

Il libro “La guerra per il Mezzogiorno” si sorregge su di una amplissima ricerca archivistica e su di un’ampia gamma di fonti di ogni sorta, quel che consente al prof. Pinto di mostrare un quadro realistico ed analitico dell’operato dei briganti.
La natura essenzialmente delinquenziale delle bande traspare quindi con evidenza da ciò che i briganti effettivamente fecero, che abitualmente non aveva motivazioni politiche, ma puramente criminali.

È questo il caso dei moltissimi stupri compiuti dalle bande, «i casi documentati sono così tanti da spiegare quanto per i briganti questo tipo di violenza fosse comune. Michele Caruso, dopo aver ucciso a Santa Croce di Magliano un uomo […], Michele Lanzitti, violentò la figlia traumatizzata dal massacro del padre. Un episodio che fece scalpore riguardò una minorenne, Filomena Ciccaglione, considerata bellissima, violentata da Caruso, che ne fece per qualche settimana la sua accompagnatrice, sempre dopo averne ucciso il padre. Si trattava di una tipologia di reato diffusa, come i ripetuti stupri collettivi. Il 31 marzo del 1863 giunsero a sorpresa in una grande masseria tra Pisticci e Ferrandina le bande Coppolone, Canosa ed Egidione, che rastrellarono tutti i contadini presenti, sequestrarono il piccolo figlio del proprietario e poi portarono le donne in una casa, dove furono violentate a turno da molti della banda»

Naturalmente, gli innumerevoli stupri su donne eseguiti da briganti furono soltanto una piccola parte delle moltissime violenze che le bande compirono sulla popolazione meridionale. Ad esempio, furono assai diffuse le estorsioni alle fattorie ed aziende agricole, i cui proprietari erano ricattati con la richiesta di un “pizzo”. Chi si rifiutava di pagare, rischiava di trovarsi con la casa bruciata, il bestiame ucciso, i campi devastati, o magari di venire assassinato egli stesso.
«L’attività criminale era prevalente, frammentò il conflitto sul territorio e ne plasmò la percezione da parte della popolazione civile. Osservando il caso foggiano, le azioni colpirono soprattutto le imprese di allevamento: in poco più di tre anni, i danni economici per distruzioni ed estorsioni (di cui si ha conoscenza) furono di 181.126 lire nel circondario di San Severo, 136.658 in quello di Bovino, 94.368 in quello di Foggia».
I guasti sociali ed economici inferti al Sud dall’endemica, capillare violenza brigantesca furono altissimi.

Dalla pagina Facebook “La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870”

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