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Il pensionato è mio…

La fantasia neborbonica non conosce confini, spazia senza soluzione di continuità dal campo scientifico a quello artistico, da quello economico a quello finanziario senza risparmiare il settore mutualistico e previdenziale. In un lunghissimo elenco di primati suddivisi per anno consultato in data 18 maggio 2020 nel sito del “Movimento neoborbonico” si legge infatti: «1818 prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi)». La notizia è falsa.

Infatti già nel napoleonico «Regno d’Italia», con R.D. 12 febbraio 1806, n. 8, si era provveduto a istituire un sistema pensionistico per i dipendenti civili dello Stato. L’articolo II stabiliva che coloro che «per fisica impotenza debitamente motivata, o per riforma amministrativa» avessero dovuto lasciare il servizio con una anzianità superiore ai quindici anni, avrebbero ricevuto una «pensione vitalizia» dall’ammontare variabile a seconda dell’anzianità accumulata. L’articolo III riconosceva invece il diritto ad una pensione pari all’ottanta per cento del soldo in godimento per coloro che avessero lasciato il servizio «dopo cinquant’anni compiuti»; qualora la cessazione dal servizio per coloro che avevano già raggiunto quel limite fosse dipeso da «fisica impotenza debitamente motivata, o riforma amministrativa», la pensione sarebbe stata pari al cento per cento dello stipendio.

Gli articoli IX e X garantivano egual diritto, nella misura dei due terzi, alle vedove ed ai figli minorenni. Sul trattamento economico dei dipendenti veniva applicata ai fini pensionistici una ritenuta mensile del 2% come previsto dall’articolo 10.2 del R.D. 27 marzo 1807, n.
55. I decreti sono pubblicati nel «Bollettino delle leggi del Regno d’Italia», ad annum. Nel regno di Napoli il sistema pensionistico venne introdotto da Gioacchino Murat, durante quel «decennio francese» che è la bestia nera del mondo neoborbonico, con una serie di provvedimenti adottati dal 1807 al 1812.

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