I risarcimenti alle vittime del Brigantaggio

Il brigantaggio fu un fenomeno di lungo periodo. Spesso ebbe caratteri politici, sia in epoca feudale che all’inizio del XIX secolo. Anche nella guerra per il Mezzogiorno (1860-1870) fu armato e sostenuto dal borbonismo politico. Questo produsse una vasta serie di conseguenze sulle nemici politici e personali e, in generale, su tutti coloro che venivano colpiti dalle attività delle bande nelle province napoletane.

Nel 1862 il governo unitario e il movimento nazionale italiano lanciarono una contro-offensiva politica e militare contro i briganti e i borbonici. All’interno di questa campagna, fu costruita un potente mobilitazione politica, ideologica e sociale per sostenere le vittime civili del brigantaggio. Citando da “La guerra per il Mezzogiorno”:
«Il governo lanciò una mobilitazione per aiutare i danneggiati del brigantaggio e a sostegno dei civili impegnati a contrastarlo. I provinciali unitari volevano attribuirsi il merito di proteggere le famiglie delle vittime: risarcire i settori popolari significava intervenire sulla distribuzione delle lealtà e assegnare un alto potere di intermediazione.»

La mobilitazione dello stato e della società civile a favore delle vittime dei briganti fu imponente per dimensioni:
«Tutto il paese fu mobilitato attraverso una struttura messa in piedi dal ministro degli Interni Peruzzi (che diede l’esempio, versando insieme a Spaventa, segretario degli Interni, la prima donazione). Napoli era il centro di questa operazione. Furono coinvolte tutte le istituzioni. Il direttore della Regia zecca delle monete, Winspeare, annunciò che tutti i dipendenti avevano partecipato, così come gli artisti della società cittadina che raccoglieva pittori, scultori […]. Pure la Società emancipatrice del sacerdozio italiano si impegnò»

Gli interventi realizzati con i fondi della sottoscrizione, soltanto fra il 1863-1868, furono oltre 5000, con azioni di sostegno rivolte sia ad interi gruppi di persone o comunità. La campagna, fortemente attaccata dei legittimisti borbonici, che accusavano gli italiani di voler favorire delazioni e tradimenti, servi anche a raccogliere fondi per premiare chi collaborava con le forze di sicurezza. Per lo stato italiano la gigantesca operazione fu un notevole successo politico: «servì a confermare la validità di un progetto nazionale e di uno Stato solidi e non transitori». Soprattutto costruì per la prima volta su larga scala il concetto-questione di “vittima” che tanto successo avrebbe avuto, in ben altre condizioni, per tutto il Novecento.

Dalla pagina Facebook “La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870”

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