Bufale viaggiatrici

Circola in rete il video (Pino spiega cose – Barbero: il falsario storico minimizza sulla storia di Fenestrelle) di un cartone animato che mostra un impacciatissimo Alessandro Barbero intento a difendere con infantile ingenuità il suo studio sulla durata e sulle condizioni della prigionia di soldati del disciolto esercito borbonico nella fortezza di Fenestrelle contro un sornione e commiserante Pino Aprile che lo contesta opponendo «documenti inoppugnabili» ricavati anche da giornali piemontesi dell’epoca alla ricostruzione di Barbero.

In particolare il personaggio Aprile grida in un suo fumetto un brano che dovrebbe essere stato ricavato dal giornale «L’Armonia», diretto da don Giacomo Margotti, punta di lancia dell’integralismo anti-italiano, in data non precisata e che dovrebbe costituire una sorte di prova finale.

Peccato che quel brano sia estratto da una «supplica» indirizzata «Ai Signori Presidenti e Deputati del Parlamento Nazionale» da alcuni detenuti in un carcere napoletano – che credo fosse S. Maria Apparente – per denunciare le condizioni della propria prigionia, supplica pubblicata dalla «Gazzetta di Napoli» il 5 dicembre 1862e prontamente ripresa da alcuni giornali di parte democratica come il livornese «Lo Zenzero» (16-12-1862, n. 272, p. 2), ferocemente critici della politica governativa dell’ordine pubblico, e da «La Civiltà Cattolica», anno decimoquarto, vol. V della serie quinta, Roma, 1863, pp. 230-231. E Napoli è piuttosto lontana da Fenestrelle. Malgrado l’abbia cercato, non sono invece riuscito a trovare quel testo sul giornale di don Margotti.

Insomma «Pino spiega cose» servendosi di un testo che non è un articolo di giornale, è del tutto estraneo a Fenestrelle, non apparve su un quotidiano piemontese: dunque quella pretesa prova può essere classificata come un tentativo maldestro di mistificazione.

In qualunque altra parte del mondo, chi fosse sbugiardato in maniera così plateale non uscirebbe più di casa. In Italia viene invitato a tenere conferenze nelle Università pubbliche.

Augusto Marinelli

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