I secondi saranno i primi (o fate voi)

Nell’elenco dei primati del regno borbonico che i nostalgici divulgano da molti anni a questa parte figura, sotto la data del 1859, il seguente, che trascrivo integralmente: «Prima bandiera italiana e seconda nel mondo (dopo quella inglese) per presenze nei porti francesi». L’intero elenco è privo di fonti e dunque non è noto da dove sia stata ricavata questa graduatoria.
Usiamo allora la fonte ufficiale dalla quale è possibile trarre questo tipo di informazioni: «Tableau general du commerce de la France avec ses colonies et les puissances étrangères pendant l’année 1859», Paris, Imprimerie impériale, 1860, pp.492-493. La marineria del regno borbonico risulta presente in quell’anno in tre soli porti, Marsiglia, Port-de-Bouc, Cassis. Le più numerose presenze in questi tre approdi, escludendo dunque tutti gli altri nei quali troviamo registrate navi degli altri paesi qui considerati e senza includere nell’elenco l’Inghilterra, risultano le seguenti:
navi entrate nei porti francesi: Spagna, 566; Due Sicilie, 397; Stati Sardi, 310; Russia, 193;
navi salpate dai porti francesi: Stati Sardi, 501; Spagna, 355; Due Sicilie, 264.
Trascuro i dati relativi a Stati con un minor numero di presenze. Una semplice addizione basta a smentire il preteso «primato».

Se si vuol essere ancora più sicuri del risultato, si può consultare la graduatoria dei paesi ai primi posti per scambi commerciali con la Francia alle pp. XIV-XV dello stesso testo: in ordine di grandezza, i paesi esportatori verso la Francia risultan Inghilterra, Svizzera, Stati Uniti, Paesi tedeschi, Belgio, Turchia, Regno di Sardegna, Spagna, Indie inglesi, Russia. L’elenco dei principali paesi importatori dalla Francia allinea, sempre in ordine, Inghilterra, Svizzera, Belgio, Paesi tedeschi, Regno di Sardegna, Spagna, Brasile, Turchia e Regno delle Due Sicilie.
Il regno borbonico, come si vede, occupa il nono posto come importatore di merci francesi e non è tra i primi dieci per le esportazioni. Dunque, purtroppo per gli studiosi di economia filo-borbonica è possibile affermare senza margine di incertezza che la notizia è falsa e la graduatoria è sbagliata.

Che si tratti di un refuso e ci si riferisca all’anno precedente, al 1858? Proviamo a verificare.
Il «Dictionnaire universel du commerce et de la navigation», Parigi 1861, alle pp. 577-580 riporta i dati relativi al commercio francese nell’anno 1858 e il quadro che ne risulta, fatta eccezione per la marineria inglese ovviamente al primo posto con larghissimo margine su tutte le altre, è il seguente:
per numero di navi entrate nei porti francesi al secondo posto figurano gli Stati sardi con 600 imbarcazioni, un modestissimo tonnellaggio complessivo (appena 18.000 tonnellate) ma con un valore delle merci di franchi 35.000.000; segue la Spagna con 580 navi per ben 170.000 tonnellate e 50.000.000 di valore; poi la Turchia, con 552 navi per 145.000 tonnellate e un valore di franchi 92.600.000; quarto il Regno delle Due Sicilie con 503 navi per complessive tonnellate 127.000 e un valore di 47.000.000; la Svezia si fermava a 486 navi ma per un totale di ben 162.431 tonnellate, imprecisato il valore delle merci.
Ometto di nuovo i dati relativi ad altri Stati che presentano valori più bassi.
Fra i paesi di cui il testo fornisce tutte le informazioni, il Regno di Sardegna si colloca al primo posto per numero di navi partite dai porti francesi: 741 navi per 115.000 tonnellate di stazza e un valore di franchi 51.000.000. Il Regno delle Due Sicilie si guadagna il secondo posto fra gli Stati italiani: 376 le navi per 99.000 tonnellate di stazza e un valore delle merci di franchi 46.000.000. Quindi le navi turche (362 per 95.000 tonnellate, valore franchi 63.000.000). A seguire tutti gli altri Stati con valori inferiori.

Insomma né nell’anno 1858 né in quello seguente per numero di navi – le bandiere di cui parla l’elenco neoborbonico – o per altri indicatori il Regno delle Due Sicilie conquista il millantato secondo posto al mondo nei traffici con i porti francesi: si tratta insomma dell’ennesima bufala e nemmeno buona per produrre la mozzarella.

Augusto Marinelli

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