Storia del brigantaggio dopo l’Unità


Uno dei saggi più importanti e significativi di storia del brigantaggio postunitario è quello di Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità, pubblicato nel 1964, che è rimasto per alcuni decenni il testo di riferimento sul tema.

Il Molfese compì un lungo lavoro di ricerca, durato molti anni, esaminando una grande massa di fonti. Egli consultò documenti d’archivio, memorie, epistolari e carteggi, cronache locali, biografie di singoli briganti, monografie su vicende specifiche etc. in grande abbondanza. Inoltre riprese buona parte dei principali studiosi anteriori del “grande brigantaggio”.

Il risultato fu una summa di quanto era stato scritto sino ad allora sul brigantaggio postunitario, che forniva un quadro organico della sua storia con dovizia di dati ordinati in modo rigoroso e coerente.
Mentre i dati evenemenziali del Molfese sono, grossomodo, riconosciuti, fu e rimane discussa l’interpretazione dei medesimi. Questo illustre studioso impiegò uno schema marxista nell’esegesi del “grande brigantaggio”, che egli considerò assieme una manifestazione di criminalità comune ed una rivolta contadina contro la classe proprietaria, sebbene condotta in modo rozzo ed anarcoide.

Egli non idealizzò affatto i briganti e descrisse il loro operato come una forma di terrorismo, che scaturiva dalle marcate diseguaglianze sociali del Mezzogiorno risalenti al feudalesimo preunitario ed al latifondismo. Il Molfese invece escluse nella sostanza che il brigantaggio dopo l’Unità abbia avuto connotazioni legittimistiche, sostenendo che i borbonici cercarono di strumentalizzarlo e di servirsene, ma con scarsi risultati e soltanto per un periodo di pochi mesi, tanto che già con la morte di Borjes il banditismo politicizzato in senso reazionario era da considerarsi estinto.

L’impostazione marxista e gramsciana del Molfese ebbe enorme fortuna negli anni ’60 e ’70, favorita dalla temperie culturali di quegli anni, per andare incontro però ad un declino a parte dagli anni ’80, contraddetta da molti studi analitici che ridimensionarono o negarono l’idea del brigantaggio quale “lotta di classe”. Il Molfese stesso nei suoi ultimi studi sottopose a revisione la sua vecchia interpretazione, riducendo di molto la visione del brigante quale contadino ribelle ed accentuandone la natura delinquenziale.

Mentre la visione del “grande brigantaggio” quale jacquerie è oggigiorno largamente contestata o rifiutata, l’ottimo saggio di questo storico rimane molto apprezzabile nelle sue analisi sociologiche, nella ricostruzione delle vicende politiche collegate al banditismo, nella descrizione del modus operandi delle bande.

dalla pagina facebook La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.