Storia e geografia del neosuddismo

Per commemorare degnamente l’anniversario della rivoluzione siciliana del 1860 il sito neosuddista «I nuovi Vespri», impegnatissimo nel divulgare la “vera storia” del Risorgimento italiano contro quella che tutti gli storici di tutto il mondo da centosessant’anni scrivono sulla base di fonti e documenti d’archivio, ci svela in un “articolo” pubblicato il 24 maggio, sulla base degli studi di un Giuseppe Scianò il cui curriculum scientifico confesso di ignorare, che nel 1860 in Sicilia agivano (tutte le citazioni tra virgolette sono testuali) «mercenari ungheresi pagati dagli Inglesi che, per conto di Garibaldi, scannavano siciliani e meridionali». E perché li pagavano gli inglesi questi avventurieri? Perché, sulla base delle sue profonde conoscenze di storia economica, ci informa l’autore del testo che «i piemontesi, che in quegli anni, al massimo, allevavano mucche, erano troppo pezzenti per permettersi di pagare i mercenari».

Tutte la documentazione dell’epoca di cui disponiamo ci dice che di ungheresi da Quarto ne partirono soltanto quattro. Ma «Anche questa – scrive lo Scianò – è un’operazione d’immagine… A parte il Türr e pochi altri ungheresi che avrebbero fatto carriera nell’Esercito Italiano, gli Ungheresi erano stati, da diversi anni, inquadrati in una Legione di mercenari, veri professionisti della guerra, spietati ed efficienti». Una legione al servizio del Regno Sabaudo che, scrive sempre Scianò, «era però sostanzialmente gestita dall’Inghilterra che la utilizzava come, quando e dove le era più utile». E qui interviene l’articolista a ricordare e sottolineare che «i mercenari assoldati dagli inglesi hanno seminato morte e disperazione non soltanto in Sicilia, ma anche in altre zone del Sud Italia. Noi ci limitiamo a ricordare quanto avvenuto ad Auletta, in provincia di Salerno, dove gli abitanti si rifiutavano di sottomettersi a Garibaldi. A ‘sistemare le cose’ pensarono i mercenari ungheresi scannando e ammazzando la popolazione inerme».

Non so i miei ventiquattro lettori ma io ho sempre apprezzato il fatto che in genere chi pretende di insegnarci la “vera storia” ne abbia una conoscenza decisamente “spannometrica”. Garibaldi con la vicenda di Auletta non c’entra infatti per nulla. Il passaggio di consegne tra Garibaldi e Vittorio Emanuele era avvenuto nel settembre 1860, l’Esercito Meridionale era stato sciolto nel novembre successivo mentre le bande borboniche occuparono Auletta negli ultimi giorni del luglio 1861 e il paese venne riconquistato il 30 luglio, secondo la documentazione rinvenuta dal professor Pinto, da un’azione congiunta «di un reparto del 40° reggimento fanteria e di circa duecento guardie mobili del Vallo di Diano», che si trova in provincia di Salerno e non in Ungheria (C. Pinto, La guerra per il mezzogiorno, Bari-Roma, Laterza 2019, p. 132).

Quanto alla “ricostruzione” sulla storia della «legione ungherese» e sul suo spargere in Sicilia «morte e disperazione» evitando scivolose precisazioni sul dove e quando sarebbero avvenuti questi pretesi misfatti, è sufficiente ricordare che in effetti una legione ungherese composta da volontari, e non da mercenari, al comando del generale Giorgio Klapka era stata formata durante la II guerra d’indipendenza con decreto 24 maggio 1859, ma era stata sciolta nel settembre dopo l’armistizio di Villafranca. In Sicilia una legione ungherese fu creata da Garibaldi con decreto del 16 luglio 1860 e si distinse in particolare nella battaglia del Volturno. Fu quindi incorporata nell’esercito regolare nel novembre 1860 e partecipò effettivamente alla campagna contro il «grande brigantaggio» nel biennio 1861-1862. Di solito in storiografia chi espone una tesi è tenuto a documentarla ricorrendo alle fonti: ma ormai sembra che la moda vigente in certi ambienti consenta di sostituire i documenti con una raffica di aggettivi.

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