Landi o del tradimento a credito

Accanto alle neobufale neoborboniche esiste anche una collezione di archeo-bufale ereditate dalla pubblicistica legittimista e clericale in lotta contro il Regno d’Italia ma che continuano ad essere allegramente spacciate per ogni dove. A questa categoria appartiene il notissimo «tradimento» del generale Francesco Landi che avrebbe consentito la vittoria garibaldina a Calatafimi1.

Il racconto è noto: Landi avrebbe ricevuto personalmente da Garibaldi per lasciargli la vittoria un titolo di credito (di natura variabile, come vedremo) rilasciato a personaggio ignoto di scarso, ma ballerino, valore alterato con l’aggiunta di tre zeri. E, scoperto al momento dell’incasso l’inganno, Landi ne sarebbe morto di dolore.

Ma quando e come sarebbe stato raggiunto questo accordo?

Dunque Garibaldi sbarca a Marsala il giorno 11 maggio e raggiunge Salemi il 13. Landi il giorno 11 è ad Alcamo e raggiunge Calatafimi il giorno 13 in attesa di rinforzi. Fino a quel momento tra i due non può dunque esserci stato alcun contatto. L’incontro per trattare le condizioni e le modalità del tradimento non può perciò essere avvenuto che nella notte tra il 13 e il 14 o in quella tra il 14 e il 15. Sarà stato Garibaldi a galoppare mascherato fino al quartier generale di Landi per parlargli («Sentinella, puoi annunciarmi al generale Landi? Sono un amico». «Genera’, ce sta n’amico vuosto. ‘O faccio passa’?»)? Oppure sarà stato Landi a farsi preparare la carrozza – notoriamente Landi non viaggiava a cavallo – per raggiungere Salemi (e il cocchiere a chiedere in giro per il paese «Scusate, signo’, addò sta Garibaldi? Ncopp’a chillo vico? Grazie, signo’»)?

I due si incontrano con la segretezza che si è vista, discutono il piano, pattuiscono – e ci sarà voluto un po’ di tempo – il prezzo del tradimento, Garibaldi tira fuori un mazzetto di fedi di credito falsificate che ha portato con sé da Genova proprio per l’occasione, sceglie quella della cifra convenuta con gli zeri aggiunti, la gira a nome di Landi contraffacendo la firma del titolare, la consegna a Landi, che non si preoccupa nemmeno di controllarla e non si è minimamente accorto di tutte quelle manovre: i due si separano (dove? Boh!) e il generale napoletano conquista un primato autentico, quello del primo tradimento a credito della storia del mondo. Notoriamente grande giocatore (non risulta? E che ce ne importa?), Landi gioca d’azzardo scommettendo il 14 o il 15 maggio 1860 sul crollo del regno di Francesco II, senza il quale quel pezzo di carta segnerebbe per lui un processo davanti alla corte marziale ed una condanna a morte. Ma anche Garibaldi rischia almeno altrettanto: se Landi desse anche solo un’occhiata alla fede di credito e si accorgesse della doppia, goffa contraffazione, si troverebbe di fronte il giorno dopo un generale inferocito e deciso a vendicarsi, e allora altro che vittoria garantita.

Dite che questa non è una ricostruzione storica ma una scena da romanzo d’appendice? E infatti è proprio una scena tratta, con qualche licenza personale, dalla puntata di un romanzo d’appendice pubblicata nella rivista «La Civiltà cattolica», anno duodecimo, vol. X della serie quarta, 1861, dal titolo «Olderico o il zuavo pontificio» del famoso padre Antonio Bresciani, esattamente da una nota alle pagine 278-79. È Bresciani che, senza indicare alcuna fonte come è logico in un romanzo, parla della promessa di pagamento di quattordicimila ducati versata al generale borbonico.

Ma a sorpresa la vicenda è riferita nello stesso quaderno nella sezione «Cronaca», alle pp. 236-37, sotto la voce “Il tradimento del generale Landi” e qui l’importo di alcune «cartelle» versate quale prezzo del tradimento è indicato in «sedicimila» ducati, indicando come fonte dell’informazione non precisati «giornali francesi», dei quali non si è mai trovata la minima traccia. Ma come si vede la versione sopravvissuta è quella del romanziere Bresciani, forse per la notorietà dell’autore.

La fucina dei padri gesuiti, solitamente piuttosto accurata, in questa occasione si dimostrò per la verità molto vaga e confusionaria tanto che per credere a questa fandonia bisogna essere molto di bocca buona: una fede di credito non può in alcun modo essere definita «cartelle», al momento del rilascio al depositante da parte del Banco delle Due Sicilie il suo importo era scritto ben tre volte, una in cifre e due in lettere con timbro finale onde evitare contraffazioni (ne presento un esemplare nella pagina successiva per essere più chiaro), dunque in nessun modo la si poteva falsificare «aggiungendo tre zeri», il titolo non poteva certo essere intestato a Garibaldi, e infine, secondo questa tesi prontamente ripresa da Giacinto de Sivo, il povero Landi avrebbe dovuto resuscitare per riscuotere il premio «in marzo 1861»2. Era infatti morto per una pleurite il 2 di febbraio.

Una rapida postilla. Il premio “Bufala d’oro” in questo caso va assegnato al gesuita Paul Bottalla che nella sua “Histoire de la revolution de Sicile en 1860”3 ci informa che i giorni di Landi erano stati abbreviati dal dolore e dal dispetto per la scoperta che il suo tradimento era stato pagato «dodicimila ducati in biglietti falsi». L’abate Bottalla, siciliano di nascita, non poteva infatti ignorare che nel Regno delle Due Sicilie non veniva stampata carta-moneta e dunque che i pretesi biglietti di banca non erano falsi, non esistevano proprio.

P.S. Una prima versione di questa nota apparve il 23 maggio 2019 nel sito “Italia libera, solidale, garibaldina”. Chi l’avesse già letta allora, si abbia le mie scuse per la ripetizione.





1 Per una trattazione dettagliata della “vicenda Landi”, cfr. G. Landi, Il generale Francesco Landi.: un ufficiale napoletano dai tempi napoleonici al Risorgimento e Carteggio della colonna mobile del generale Landi da Palermo a Calatafimi (5-15 maggio 1860), «Rassegna storica del Risorgimento», XLVII (1960), pp. 162-202; 325-366, e L (1963), pp. 529-544.

2 G. De Sivo, Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, volume terzo, Verona, Vicentini e Franchini 1865, p. 201.

3 P. Bottalla, Histoire de la revolution de 1860 en Sicile, de ses causes et de ses effets, tome I, Bruxellles, Goemaere 1861, p. 201.

2 pensieri riguardo “Landi o del tradimento a credito

  • 30 Maggio 2021 in 01:29
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    Gent.le Sig. Marinelli,
    non posso che apprezzare il suo articolo sulla bufala neoborbonica “Landi” e posso solo aggiungere che già nel 1861, il figlio di Landi cercò di querelare chi accusava il padre di “tradimento”, quello stesso Landi che nel 1848-49 aveva avuto promozioni e onorificenze per le sue vittorie sugli insorti. Purtroppo a distanza di più un secolo c’è chi accetta per vero certe accuse senza minimamente cercare la verità su certi fatti come, ad esempio, le accuse che lo stesso De Sivo rivolgeva verso i generali compreso Clary (lo stesso che organizzò la spedizione di Borjes in Calabria nel settembre 1861). Grazie ed un cordiale saluto

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    • 23 Giugno 2021 in 09:40
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      Ringrazio Fernando, al quale prometto di tentare ogni via per trovare le informazioni utili sui garibaldini del 1860 di cui parlava in un altro commento.

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