Palermo 1815-1860. L’economia preindustriale di una ex capitale di Augusto Marinelli

In tempi di revisionismo storiografico e di nostalgismo neoborbonico, cui si deve una rappresentazione del sistema economico e dell’apparato produttivo del Regno delle Due Sicilie che lo colloca al livello dei paesi più progrediti industrialmente al confronto con gli stati preunitari della Penisola, il libro di Augusto Marinelli sull’economia della capitale dell’ex Regno di Sicilia (1815-1860), rifuggendo da semplificazioni e generalizzazioni, si colloca sul piano di un’analisi rigorosa dei fatti documentati, di tenore e merito assai lontani dalla tesi sopracitata.

Frutto di una lunga e laboriosa indagine su fonti inedite, lʼA., a distanza di quasi 25 anni dalla pubblicazione della monografia di Orazio Cancila sulla storia dell’industria siciliana, ha compiuto un approfondimento mirato sulle attività produttive palermitane, delineando bene la qualità e il valore delle iniziative “imprenditoriali”, delle innovazioni e della reale modernità, in alcuni casi, della persistente arretratezza, della fragilità e del corto respiro, in altri.

Nel libro si analizza una nutrita casistica di progetti individuali o societari non realizzati, o posti in essere ma durati poco, accanto ad alcuni più strutturati e longevi. Si evidenzia la sottile linea di demarcazione tra ritardi e aneliti di modernizzazione e si registra la coesistenza di soggetti quali, ad esempio, lʼanglo-siciliano Ingham e il calabro-palermitano Florio, associati per dar vita ad una compagnia di navigazione a vapore, accanto ad altri ricchi mercanti-imprenditori della stessa piazza mercantile ‒ come Riso e Chiaramonte Bordonaro ‒ che continuarono, invece, a commissionare la costruzione di velieri.

Una città che provava a crescere industrialmente ma sulla quale non pesò soltanto il lacerante confronto tra protezionisti e liberisti o l’esiguità dei capitali disponibili per il rischio d’impresa, quanto, forse e più di ogni altra cosa, un ritardo culturale diffuso. Perciò le eccezioni della nascita della prima compagnia di piroscafi Florio, della fonderia Oretea di proprietà dello stesso o la realizzazione della fabbrica chimica Ingham-Florio sotto la direzione tecnica del francese Porry, appaiono casi di rilevante portata e importanza cui tuttavia non corrispose un generale progresso industriale della città.

Rosario Lentini

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