Calatafimi e le bufale

L’altro ieri è stato l’anniversario della famosa battaglia e, puntualmente, i soliti noti han postato sui social le arcinote bufale sui tradimenti dei generali dell’esercito borbonico. A parte che ciò sarebbe un aggravante per quel regno, e non un attenuante, analizziamo il contesto in cui avvenne il celebre scontro.

Successivamente allo sbarco dei Mille un numero considerevole di volontari locali si unì ai garibaldini; difatti Palermo e provincia erano già infiammate dalla rivolta della Gancia, l’ennesima in Sicilia. E la mobilitazione dei siciliani fu uno dei fattori determinanti per il prosieguo dell’impresa di Garibaldi, che poté contare sull’apporto di migliaia di isolani. I borbonici erano convinti di affrontare pochi banditi male armati; in realtà gli avversari erano molto più organizzati di quanto credevano, vi erano tra loro pure una compagnia di Carabinieri Genovesi e reduci dei moti del 1848. Ciò, unito all’azione di supporto dei volontari siculi, spiazzò il nemico che, dopo un tentato contrattacco, batté la ritirata.

Ed è dopo la caduta del regno borbonico che nasce la bufala sulla corruzione di Landi, diffusa per la prima volta, guarda un po, dal giornale Civiltà Cattolica, non propriamente oggettivo, considerando il ruolo della Chiesa in quegli anni.
Una bufala smentita dalla stessa Commissione Militare borbonica, che assolse il generale dalle accuse. Lo stesso Garibaldi, interpellato dal figlio di Landi, scrisse:

“Ricordo di aver detto (…) che non avevo veduto ancora soldati scontrarsi e combattere con più valore; e le perdite da noi sostenute in quel combattimento lo provano bene (…) Sorte dei Tiranni, il Re di Napoli doveva soccombere, ecco il motivo della dissoluzione del suo esercito. Ma vostro padre a Calatafimi fece il suo dovere di soldato.”

Però le bufale son dure a morire e non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Testi di riferimento:
– “Calatafimi e Garibaldi” (Carlo Cataldo)
– Epistolario di Giuseppe Garibaldi