Breve saggio di statistica neoborbonica

La dimostrazione scientifica operata da Alessandro Barbero della totale infondatezza della «ignobile invenzione mediatica» del forte di Fenestrelle come «lager» per le truppe del Regno delle Due Sicilie dopo l’ottobre 1860 continua a tormentare l’universo borboniano.

In un alluvionale commento1 al libro «Italiani per forza» di Dino Messina il presidente del movimento neo-borbonico Gennaro De Crescenzo, che sembra auspicare un “nuovo sud” ma è un nostalgico del vecchio modello borbonico, riprende tutti gli slogan recitati sull’argomento, e afferma testualmente: «Lo stesso testo di Barbero citato per Fenestrelle, se letto attentamente e alla luce di nuovi studi archivistici, dimostra che le vittime furono diverse centinaia e di certo più numerose di quelle ritrovate nell’archivio locale. Del resto furono i Carabinieri nel loro museo di Roma (e non i neoborbonici) ad attestare (nel 1930!) il passaggio di 40.000 soldati napoletani” e le percentuali di mortalità erano superiori al 18% in condizioni ordinarie».

In verità «nuovi studi archivistici» su Fenestrelle vengono annunciati puntualmente da nove anni senza che vedano mai la luce. In che modo il libro di Barbero dimostri che di soldati dell’ex regno borbonico a Fenestrelle ne siano morte diverse centinaia è un segreto attentamente custodito dalla cultura esegetica di derivazione borboniana. Un esperto di studi archivistici, come il De Crescenzo si qualifica, dovrebbe sapere bene che un’anonima didascalia esposta in un museo – e sia pure un museo dei Carabinieri di novant’anni fa – come prova del «passaggio» (cioè?) di «40.000 soldati napoletani» vale meno di zero. Ma anche l’ultima affermazione rimane abbastanza oscura. Pare dal contesto che il De Crescenzo sostenga come dato di fatto che la percentuale di defunti nella fortezza di Fenestrelle fosse almeno del «18% in condizioni ordinarie» senza precisare a quale categoria ci si riferisca e su quale arco temporale venga misurata questa media. Da dove si ricavi questa informazione l’articolo tace.

La fonte sembrerebbe esserne, secondo dichiarazioni fatte dallo stesso De Crescenzo in altre occasioni, la ricerca di J. Bossuto – L. Costanzo, Le catene dei Savoia, Torino, Il Punto 2012, p. 218 che pubblica un prospetto tratto dal volume «Informazioni statistiche raccolte dalla Regia Commissione Superiore per gli Stati di S. M. in Terraferma. Statistica medica, vol. II, Torino 1847», p. 242. Secondo questo prospetto nell’intero decennio 1828-1837 la mortalità della popolazione detenuta nei bagni penali sabaudi era stata pari al 17,89%. In Fenestrelle, che funzionava in quegli anni appunto da bagno penale, la mortalità risulta invece pari sempre per gli anni considerati al 9,77%, nettamente inferiore alla media generale.

Si tratterebbe dunque di un duplice abbaglio, si spera in buona fede. Un dato relativo ai detenuti nei bagni penali e riassuntivo di un arco di dieci anni (1828-1837), alcuni dei quali segnati da un’epidemia di colera, sarebbe divenuto il dato «medio» di una categoria indefinita, di un periodo posteriore di un quarto di secolo e dai limiti vaghi (una settimana, un mese, un anno, più anni?) e di un’unica struttura, che per di più aveva nel frattempo cambiato la propria funzione.

Per consentire ai miei ventiquattro lettori (mi scuso per la presunzione) il controllo delle mie affermazioni, allego il prospetto in questione.

1 «Corriere del Mezzogiorno», 10/3/2021, riprodotto nel sito “Il nuovo Sud”.

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